TERRA BRUCIATA!
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Archivio Cinema

 

 

 

 

TRAMA

La mattina del 1° novembre 1943, a Conca della Campania, un minuscolo borgo della provincia di Caserta, 19 civili vengono trucidati da una pattuglia di militari tedeschi. Graziella Di Gasparro, figlia di uno dei caduti, lotta da anni per tener viva la memoria di quell’eccidio dimenticato.
Luca Gianfrancesco, con il sostegno di numerose realtà locali e grazie alla distribuzione di Cinecittà Luce, porta sul grande schermo un documentario che andrebbe proiettato in tutti gli Istituti Superiori d’Italia. Il motivo? Perché racconta ciò che accadde dopo l’8 settembre 1943 da una prospettiva nuova che rende giustizia a chi nel Sud combatté a rischio della vita il nazifascismo e a chi ne fu vittima innocente.

La Resistenza, così come ci è stata raccontata nella maggioranza dei casi, sembrerebbe essere stata un fenomeno verificatosi da Roma in su. Le 4 giornate di Napoli, che Nanni Loy celebrò nel film omonimo e che costituivano il finale di quel capolavoro che è Tutti a casa, in quella narrazione finiscono con l’occupare un posto residuale.

Questo documentario, che trova nell’ostinata volontà di fare memoria da parte della figlia di un innocente ucciso dai nazisti il suo spunto di partenza, si allarga immediatamente a comporre un quadro storico grazie a due elementi. Da un lato ci sono gli storici e gli studiosi che collocano quella precisa vicenda in un contesto preciso e documentato. Dall’altra c’è il lavoro del regista con i testimoni dell’epoca. Intervento che si presenta come estremamente prezioso perché si tratta di persone molto anziane che hanno l’opportunità di ricordare e ricordarci quanto accadde prima che malattie o gli inevitabili trapassi dovuti all’età ci privino della loro parola e delle loro emozioni.

Perché a più di 70 anni da quei tragici eventi alcuni di loro ancora si commuovono nel rivisitare quei momenti e in tutti si avverte la consapevolezza della necessità di una testimonianza veritiera non filtrata dal trascorrere degli anni. Molti addirittura raccontano come se avessero ancora davanti agli occhi quegli accadimenti. Gianfrancesco però inserisce un’ulteriore cifra narrativa nella sua opera addentrandosi nel terreno, talvolta accidentato, della ricostruzione in stile docufiction.