Il ragazzo invisibile – Seconda generazione
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Archivio Cinema

 

 

TRAMA

Michele Silenzi è cresciuto: ora ha 16 anni e il temperamento tipico dell’adolescente scontroso, anche perché, oltre alla crisi di crescita comune a tutti i teenager, ha gravi problemi da affrontare. Il primo è un lutto, di cui è impossibile parlare senza fare spoiler. Il secondo è il dono dell’invisibilità, abbinato a quella forza incontrollata che gli ha permesso, al termine de Il ragazzo invisibile, di distruggere un sottomarino. Il terzo è un passato scomodo del quale fanno parte una madre biologica russa e una gemella cresciuta in Marocco della quale non sospettava l’esistenza. Ora Michele dovrà capire se essere uno “speciale” sia davvero un dono o una dannazione, scoprire chi vuole essere davvero, e fare i conti con il suo lato oscuro – “si chiama diventare adulti”, in un universo in cui “l’evoluzione della specie non è mai indolore”.

Gabriele Salvatores prosegue il suo cammino sulla strada del genere supereroico rinnovandolo in chiave autorale e italiana.

E se i suoi primi passi in questo universo erano più esitanti e comportavano effetti speciali volutamente artigianali, ora Salvatores ci ha preso gusto e si muove con molta più disinvoltura sia nell’affrontare i topos di genere che nel realizzare effetti speciali più complessi (ad opera di quel genio creativo che è Victor Perez), senza rinunciare alla componente magica che li umanizza e li avvicina più alla fiaba che al fumetto.

Questa disinvoltura, e una trama che sposta la narrazione verso il lato oscuro, traghettano Il ragazzo invisibile – seconda generazione verso un pubblico coetaneo di Michele ma anche più adulto: i temi trattati, in particolare l’attitudine vampiresca di certi genitori nei confronti dei propri figli, sono davvero disturbanti, così come lo sono la visione ripetuta del sangue e alcune scene di tortura (soprattutto psicologica). Il ragazzo invisibile è una storia di orfani come lo sono quasi tutte le favole nere, perché tutte le figure genitoriali in scena (e anche quelle fuori scena) hanno bisogno di essere salvate, e si aspettano che sia la “seconda generazione” a farlo.

FUORI PROGRAMMAZIONE